CENTRI STORICI E FUTURO DEL PAESE - ANCSA, Associazione Nazionale Centri Storico Artistici – 2017 – p. 136

È dal secondo dopoguerra che nel Bel Paese si è iniziato a pensare alla ristrutturazione e alla salvaguardia della parte antica delle città. Negli ultimi decenni si sono fatti passi in avanti grazie allo sviluppo di nuovi concetti di recupero e con definizioni urbanistiche innovative come quella di storicità, che include i valori culturali propri di una città, che non possono essere circoscritti a una determinata zona. Non più solo gli edifici illustri, le opere d’arte e gli spazi della vita pubblica ma l’insieme dell’ambiente costruito storico, che va oltre gli stessi confini della città del passato ma che ha precisi connotati morfologici e architettonici. Per questo i piani regolatori hanno perimetrato queste zone definendole “Zona A”, di interesse storico. Oggi la sfida di chi amministra i centri storici è quella di farli vivere senza ridurli a mere scenografie per turisti, coniugandone la tutela con la necessità di costruire spazi dove gli uomini possano vivere in maniera armoniosa, soddisfacendo desideri e bisogni.

Il Rapporto qui presentato sullo stato delle città storiche italiane rimette al centro dell’attenzione la necessità di un sistematico e approfondito “progetto di conoscenza” del patrimonio storico, tema scientifico e tecnico, ma, al tempo stesso, anche di portata civile vastissima, in un momento in cui si rischia talvolta di essere immemori della propria storia a favore di un folclore turistico epidermico che trasforma le città in fondali indistinti per strategie di sfruttamento globalizzate, che spesso smentiscono l’identità fragile e articolata dei luoghi.

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